RobertoTedesco

WE ARE OUR ROOTS

Debutto: 28.8.2025 - Castello di Melfi, Melfi (PZ) - Artfest

Accompagnato dal suono etereo e ipnotico dell’handpan, uno degli strumenti più recenti mai creati, lo spettacolo presenta l’interprete alle prese con un cammino fatto di partenze, arrivi e ritorni. Un percorso che si snoda tra tragitti lineari e altrettanto complessi, tracciati da linee invisibili che collegano il corpo del musicista, le sue diverse postazioni e la geometria dello spazio circostante. In questo ambiente frammentato, l’interprete intraprende un viaggio simbolico verso la costruzione della propria identità.

Al centro di questa coreografia si trova il tema delle radici, intese come l’eredità di provenienza. Le radici, infatti, non sono solo ciò che ci ha dato forma, ma anche ciò che ci indica la direzione da percorrere. Sapere da dove veniamo può aiutarci a capire dove stiamo andando, fornendo una bussola nei momenti di incertezza. Tuttavia, non tutto ciò che ci viene trasmesso dalle nostre radici è necessariamente positivo o utile.

Cosa tenere e cosa lasciare andare lungo il cammino?

Dare valore alle proprie origini non significa accettare ciecamente tutto ciò che ci appartiene. Significa, piuttosto, saper riconoscere e scegliere ciò che di buono esse ci offrono, consapevoli che anche gli aspetti meno apprezzabili sono parte di una lezione di vita. Guardare alle proprie radici diventa, così, un viaggio interiore volto a una più profonda conoscenza di sé.

L’itinerario — che sia breve o lungo, facile o arduo — ci porterà a scoprire che noi siamo le nostre radici, indipendentemente da dove la vita ci conduca.

scarica la scheda artistica

Press

«Un lavoro breve dal fascino indiscusso»

È un viaggio simbolico verso la costruzione dell’identità di una donna, accompagnato dal suono avvolgente e mantrico dell’handpan (strumento in acciaio composto da due dischi convessi) We are our roots di Roberto Tedesco. Sempre più concentrato a raccontare in modo astratto fili emotivi ed esperienze di vita, il coreografo intraprende qui un pregnante viaggio tra danza e musica grazie alla complicità di due artisti carismatici: la danzatrice pugliese Laila Lovino, già interprete di altri suoi lavori e il percussionista, compositore emiliano Luca Pizzetti, autore dei quattro brani dello spettacolo, al suo primo incontro con Tedesco.

Nell’ambito di Artfest, anche coproduttore, We are our roots ha trovato nel salone del Castello federiciano di Melfi la collocazione ideale dove prendere forma e svolgere le sue singolari traiettorie dettate dal posizionamento spaziale in diagonale di tre trespoli su cui il musicista si ferma a tappe a suonare l’handpan e intorno ai quali Lovino viene calamitata, come sospinta/attirata dal suono prodotto dalla cassa armonica e dalle mani delicatamente percussive e danzanti di Pizzetti.

Laila si muove seguendo un filo invisibile e un percorso spaziale stabilito presa da una danza frastagliata, nutrita di pause improvvise, scatti del torso, espressioni del volto e gesti quotidiani. Il suo corpo, catturato dalla musica, si impossessa per un attimo anche dello strumento, per farne scudo di difesa dal mondo. Cadrà a terra per completare il ciclo di vita e rinascere, sempre accompagnata dalla musica. Un lavoro breve dal fascino indiscusso, raffinato anche nella scelta dei costumi dei due performer, sorta di keikogi color crema abbelliti da dettagli.

recensione di Maria Luisa Buzzi · 1.11.2025Maria Luisa Buzzi, Danza&Danza n. 325, 2025