RobertoTedesco

BY THE THROAT

Debutto: 9.4.2022 - Theater Vorpommern, Greifswald (Germania)

Il titolo della coreografia nasce come un omaggio all'omonimo album di Ben Frost, origine stessa del processo creativo. Ma By the throat è anche un'immagine: essere presi per la gola significa trovarsi in una condizione di tensione, sospensione, vulnerabilità. È quella sensazione fisica ed emotiva che la coreografia desidera evocare nello spettatore.

L'opera non racconta una storia, ma attraversa un paesaggio umano in cui convivono due diverse condizioni dell'esistenza. Da una parte un corpo plasmato dalla tecnologia, dalle convenzioni e dall'accumulo; dall'altra un corpo che sceglie di spogliarsi del superfluo per ritrovare un rapporto essenziale con la natura e con l’istinto.

Queste due dimensioni non rappresentano mondi contrapposti né identità definite. Sono parti dello stesso essere umano, forze che si osservano, si respingono, si attraggono e finiscono per contaminarsi. Lo scontro lascia progressivamente spazio alla curiosità, all'incontro e alla trasformazione reciproca, fino a suggerire che ogni tentativo di classificare l'altro è destinato a fallire.

L'ululato del lupo, presente nella partitura musicale, diventa il simbolo di un richiamo ancestrale. Il lupo non è qui metafora della violenza, ma di una forma di appartenenza, di cooperazione e di memoria istintiva che continua ad abitare il corpo umano, nonostante la distanza che la società contemporanea ha costruito dalla propria natura.

I costumi rendono inizialmente visibile questa separazione, ma il loro significato si dissolve con il procedere della coreografia, lasciando emergere un'unica identità possibile: quella dell'essere umano, al di là di ogni etichetta, appartenenza o differenza.

La scena si apre in una notte fredda e nebbiosa. Una luce, come quella di un elicottero in perlustrazione, cerca ostinatamente qualcuno. Quella presenza ritorna nel finale, come uno sguardo che continua a sorvegliare, classificare e definire. Eppure, proprio mentre quella ricerca insiste, la coreografia afferma la possibilità di sottrarsi alle categorie imposte e di riconoscere, nell'altro, una parte di sé.

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